UNA STORIA DI MEMORIA

Il quaderno delle cose non dette

5 min Etheria Editoriale

La stazione di Valombra aveva due binari, un orologio sempre in anticipo e una sala d’attesa che profumava di legno bagnato. Un lunedì mattina, sulla panca accanto alla biglietteria, comparve un quaderno dalla copertina blu. Sulla prima pagina c’era scritto: “Qui puoi lasciare ciò che non hai avuto il coraggio di dire”.

All’inizio nessuno lo toccò. Poi una bambina scrisse: “Mi dispiace per il vaso, mamma”. Un uomo aggiunse: “Avrei voluto chiederti di restare”. Una donna che prendeva il treno delle sette lasciò soltanto un nome. Giorno dopo giorno le pagine si riempirono di scuse, gratitudine, promesse e addii rimasti troppo a lungo senza voce.

Il capostazione, Elia, custodiva il quaderno ogni notte. Non leggeva tutto; controllava soltanto che nessuno strappasse le pagine. Da vent’anni portava in tasca una lettera mai consegnata a suo fratello, partito dopo un litigio. Una sera aprì il quaderno sull’ultima pagina e scrisse: “Avevi ragione. Mi mancavi già mentre chiudevi la porta”.

La mattina dopo trovò sotto la sua frase una risposta con la grafia che avrebbe riconosciuto ovunque: “Prendo il treno di venerdì”. Elia alzò lo sguardo verso l’orologio. Per la prima volta sperò che fosse davvero in anticipo. Il quaderno rimase nella sala d’attesa, ma da quel giorno molte persone, dopo aver scritto, decisero di non lasciare che fosse la carta a parlare al posto loro.