Nel palazzo più vecchio del porto, al terzo piano, viveva una donna che tutti chiamavano la signora Ada. Non aveva parenti in città e parlava poco, ma ogni sera, alle nove precise, accendeva una lampada davanti alla finestra. La lasciava lì fino all’alba, anche quando il vento faceva tremare i vetri e la pioggia cancellava le strade.
Per anni i vicini pensarono che fosse una strana abitudine. Qualcuno diceva che aspettasse un marito mai tornato, altri che avesse paura del buio. Ada sorrideva e non spiegava. Continuava soltanto a pulire il vetro della lampada e a controllare che la fiamma restasse viva.
Una notte di novembre la nebbia scese sul porto così fitta che perfino la sirena del faro sembrò perdersi. Un piccolo peschereccio, con il motore in avaria, cercava la via di casa. Il giovane al timone vide un punto caldo sospeso sopra il molo: la finestra di Ada. Seguì quella luce finché riconobbe il profilo dei tetti e riuscì a rientrare.
La mattina seguente bussò al terzo piano con un mazzo di fiori bagnati. Ada lo ascoltò, poi guardò la lampada. «Molti anni fa», disse, «mio padre tornò dal mare seguendo una finestra accesa. Da allora ne tengo una pronta per chiunque stia cercando casa». Quella sera, alle nove, nel porto si accesero decine di lampade. Non perché qualcuno si fosse perso, ma perché nessuno dovesse sentirsi solo mentre cercava la strada.